Dal meteo alle dinamiche finanziarie, passando per le nuove normative europeo. Un mix micidiale per trasformatori e consumatori

Il cioccolato si trova a fare i conti con l’impennata dei prezzi del cacao che mette sotto pressione i margini dei trasformatori e le tasche dei consumatori. Creando le condizioni per una spirale negativa dalla quale potrebbe diventare difficile uscire.

Le ragioni dietro il boom dei prezzi

Partendo dai numeri, nel corso dell’ultimo anno le quotazioni del cacao sono quasi quadruplicate (arrivando a 10 mila dollari a tonnellata, circa 9.200 euro) principalmente a causa dei cattivi raccolti registrati dai principali Paesi produttori, vale a dire Costa d’Avorio e Ghana, colpiti da fenomeni atmosferici penalizzati come il caldo estremo. In più, l’aumento dei prezzi di pesticidi e fertilizzanti ha messo sotto pressione gli agricoltori, rendendo difficile l’acquisto di questi componenti vitali per le colture, con il risultato di lasciare maggiore spazio ai parassiti.

Inoltre gli hedge fund, fondi d’investimento che scommettono sui prezzi  futuri anche comprando asset allo scoperto, hanno amplificato il trend.

Allarme prezzi sulla catena della distribuzione 

Così, dai gelati alle barrette di cioccolato, dalle bevande a base di cacao fino alle merendine, sono tanti i prodotti sullo scaffale alle prese con questo scenario. Grandi nomi del settore come Lindt e Nestlè hanno annunciato rialzi dei listini, anche da conseguire attraverso una riduzione del peso dei cioccolatini e simili ( cd Sgrammatura ), politica questa già messa in atto dallo scorso inverno dalle piccole/medie industrie di trasformazione in tal caso obbligate alla riduzione delle grammature per mantenere un prezzo a scaffale ancora conveniente al consumatore. 

Va detto, comunque, che finora l’impatto è stato limitato, dato che le aziende della distribuzione – nelle maggior parte dei casi – si sono assicurate in passato prezzi stabili attraverso contratti a lungo termine ( cd. Forecast ), preferendo, in questo caso, l’aumento delle scorte programmato e spalmato nel tempo, al dover, giocoforza, aumentare i prezzi verso il consumatore con il relativo rischio di invenduto.

L’impatto della normativa

Ai fattori già citati si aggiunge poi il regolamento comunitario sulla deforestazione, che imporrà severi controlli all’approvvigionamento delle materie agricole con l’obiettivo di evitare l’abbattimento di alberi per far posto a colture come quella del cacao. Prima che entri in vigore, alcuni operatori della trasformazione hanno deciso di fare incetta delle fave di cacao già presenti nei magazzini europei e quindi esenti dal nuovo regolamento, dando un’altra spinta ai prezzi.Il rischio è di alimentare ulteriormente la spirale negativa, complicando il ritorno alla normalità.